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Correntisti a rischio, arriva il prelievo forzoso sui nostri conti correnti

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Si prepara una nuova stangata. Blitz di almeno due istituti: aumentati i costi di gestione per finanziare il salvabanche

Si prepara una nuova stangata: quella per pagare i salvataggi di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti e altri istituti minori in dissesto.

Finora lo hanno già deciso due tra le principali banche italiane: Ubi e Banco Popolare. Altri, come Unicredit, hanno alzato i costi di alcuni profili di conto corrente, pur negando che, una simile manovra, sia collegata alta crisi dei quattro istituti di credito.
A scoperchiare il calderone è stato ieri il quotidiano online Linkiesta. Il Giornale ha contattato i tre istituti coinvolti, ricevendo conferma da parte di Banco e di Ubi.

Più in dettaglio, Banco Popolare sta informando i correntisti (a cui è riconosciuto il diritto di recesso) che sarà imposta una tassa una tantum di 25 euro da pagarsi a fine dicembre. «Ci siamo trovati a dover pagare 152 milioni di euro circa al Fondo di Nazionale di Risoluzione (che, in caso di default, copre il singolo correntista fino a 100mila euro), rispetto alle poche decine di milioni che versavamo abitualmente. Abbiamo preferito affrontare con chiarezza la situazione piuttosto che inserire dei costi nascosti tra le righe dei contratti» affermano fonti vicine all’istituto veronese.

Quanto a Ubi Banca, il quinto gruppo bancario italiano, interpellato in merito fa sapere che: «L’incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti non è legato a tassi di interesse bassi o negativi o alle condizioni generali dell’economia, ma a un vero e proprio aumento dei costi di produzione che la banca sostiene per detenere i depositi della clientela. Tra questi anche il fondo interbancario. Costi che nel solo 2016 ammonteranno a circa 60 milioni e che in precedenza non c’erano. Questi costi verranno condivisi con i clienti (il recupero degli stessi per la banca non è integrale) che in cambio ne riceveranno una sorta di ulteriore assicurazione» sostengono fonti interne.

Il Fondo, secondo quanto previsto dalle direttive europee (2014/49/UE e 2014/59/UE), costituisce preventivamente le risorse necessarie affinché, nel caso in cui si verifichi il dissesto di una banca, sia assicurato un rimborso delle somme depositate dai clienti entro il limite massimo di 100mila euro. Ma, se il Fondo Interbancario è sostenuto da tutte le banche presenti sul territorio nazionale in modo proporzionale alle rispettive dimensioni dei singoli istituti di credito, c’è da attendersi che, la tassa sui conti, più o meno diretta, venga imposta, quanto prima, anche da tutti gli altri istituti.

http://www.ilgiornale.it/

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